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Garage Delle Nazioni: nemmeno la Soprintendenza riesce (per ora) a fermarne l'abbattimento

Primo piano

Testo di Paolo Redaelli, segretario Commissione Mobilità ACM

Tra via Lentasio e via Calderon de la Barca, zona Porta Romana, esiste uno dei parcheggi storici della città, ormai “il” parcheggio storico di Milano, un edificio progettato negli anni Cinquanta da uno dei più autorevoli architetti milanesi che ha firmato e seguito tante realizzazioni nella nostra città: Antonio Cassi Ramelli. Oltre a rappresentare un bene da tutelare da un punto di vista architettonico, questo impianto ha svolto e svolge un’importante funzione per la mobilità cittadina con i suoi 800 posti auto
Siamo nella città del secondo Dopoguerra, nella Milano che risorge dalle sue macerie e che si rimette in moto. L’automobile privata è al centro e il volano di questa rinascita che coinvolge il settore industriale e le abitudini di tutti i cittadini. Fra i molti, nomi gloriosi come Alfa Romeo, Innocenti, Pirelli, Bianchi, ecc., scrivono pagine fondamentali dell’economia nazionale. Il problema del traffico cittadino, con il parco circolante che riprende rapidamente ad aumentare dopo una flessione rispetto alla fine degli anni Trenta, si fa sempre più pressante. A metà anni Cinquanta vi sono in Milano più di centomila auto. Servono adeguamenti normativi, servizi a supporto degli automobilisti (venne creato nel 1953 da Automobile Club Milano il distributore di carburante di via Marina premiato dal Comune di Milano come  “bottega storica”) e molteplici interventi relativi alla viabilità. Il dibattito per il rifacimento della rete stradale, per fronteggiare il crescente numero di incidenti stradali, per regolare la circolazione, per realizzare spazi e strutture che favoriscano lo stazionamento delle auto trova nelle assise organizzata da Acm luogo di confronto e di proposta. Già nei primi anni Cinquanta alla Conferenza di Stresa, mentre si chiedeva il potenziamento dei mezzi collettivi, si lamentava, ad esempio, la scarsità dei parcheggi in città. Importante è la realizzazione in città di alcuni autosilo con cui, fra l’altro, Automobile Club Milano prende accordi per la sosta gratuita dei propri soci. Uno di questi, dal 1957, è proprio il Garage delle Nazioni.
Questo impianto è quindi emblema di uno specifico periodo storico in cui le città si trasformano sviluppando il concetto delle autorimesse multipiano ripreso dagli anni Trenta. Una visione anti auto che oggi spesso condiziona le scelte che concernono la mobilità, oltre a non considerare le esigenze della vita cittadina, non tiene in questo caso nemmeno conto del valore storico e architettonico dell’opera. 
Il Garage delle Nazioni, infatti, è un parcheggio di quattro piani fuori terra e una terrazza sul tetto inserita da tempo sia nel censimento dei beni architettonici della Regione Lombardia, sia nel censimento delle architetture contemporanee del Ministero della Cultura.
Viene infatti così descritto: “Per le sue qualità estetico-rappresentative e per la riuscita sintesi tra le esigenze formali e quelle funzionali il Garage delle Nazioni, realizzato su progetto di Antonio Cassi Ramelli tra il 1953 e il 1956, rappresenta ancora oggi un’architettura insuperata, in cui il linguaggio essenziale e dichiarato riassume in chiave espressiva il tema dell’edificio per autorimesse. Percorrendo gli spazi del garage si ha la percezione di come gli aspetti tecnici del progetto abbiano contribuito a nobilitare la composizione architettonica dell’insieme: l’esibizione della pura struttura, l’elegante sinuosità delle forme, l’apertura verso il cielo e il rapporto tra il vuoto centrale e l’involucro edilizio sono gli elementi chiave che definiscono l’immagine e il significato dell’edificio”. Dopo averne sottolineato anche le caratteristiche della pavimentazione, delle vetrate, dell’illuminazione, dei serramenti, ecc., la scheda pubblicata si conclude evidenziando come “il garage, che può ospitare 800 automobili, si trova in uno stato di conservazione eccellente e, pur con gli inevitabili adeguamenti normativi, risponde fedelmente nella funzionalità e nell’immagine complessiva al progetto degli anni Cinquanta”.
La recente cronaca, ahimè, ci racconta della volontà della proprietà di abbatterlo per realizzare un complesso alberghiero e residenziale di lusso con due torri di 14 e 9 piani. Tutto ciò a dispetto dell’indubbio valore architettonico da tutti riconosciuto, “uno dei più raffinati esempi di architettura dei servizi per l’automobile”, e delle esigenze dei residenti di poter avere a disposizione gli 800 posti auto (tolti quelli ad uso dell’albergo e delle nuove residenze previste, ne rimarrebbero solo poco più di 200 da convenzionare con il Comune). Oltre a quanto prevede il Piano Aria Clima favorevole ai parcheggi in elevazione nel centro ad uso esclusivo delle auto elettriche.
La Soprintendenza aveva confermato il vincolo di interesse culturale, il Tar lo nega con una sentenza sostenendo che il Garage non rappresenta una testimonianza “particolarmente importante” della fase storica corrispondente al boom economico e all’avvento dell’automobile di massa, tanto più che “non ogni segno tangibile risalente a tale periodo può assurgere a bene di rilievo culturale”. 
Il presidente di Automobile Club Milano, Geronimo La Russa, segue con preoccupazione questa vicenda. Sia perché minaccia uno dei luoghi più iconici nella storia della città, “di cui l’auto è parte fondamentale e incancellabile”. Sia perché significherebbe eliminare numeri importanti data la ben risaputa carenza di parcheggi, basti ricordare la stima emersa da un recente studio di Assimpredil Ance che quantifica in 90 mila posti auto la mancanza nelle ore diurne e in 34.500 posti auto quella nelle ore notturne in Milano.
“Per colpa di scelte scellerate che negli ultimi anni non hanno previsto un'adeguata offerta di parcheggi (ricordiamo la revoca del relativo piano) per residenti e per pendolari e che non hanno pianificato un'adeguata politica della sosta, Milano ha auto ovunque in sosta irregolare e disordinata. Questa decisione peggiorerebbe ulteriormente la situazione. I milanesi hanno bisogno delle auto e di stalli dove ricoverarle. 
Per molti di loro è impossibile fare a meno dell’auto anche se non la usano in città, se non raramente: persone che hanno parenti o che lavorano in altri comuni della Lombardia e oltre (e sono sempre di più), in luoghi non tutti raggiungibili con il trasporto pubblico locale o con tempi troppo lunghi. Vi sono poi lavoratori che devono raggiungere molte destinazioni, artigiani e professionisti vari. E potrei fare mille altri esempi.
Ignorare queste esigenze significa non considerare le reali esigenze dei cittadini. E quanto si ipotizza per Il Garage delle Nazioni ne è l'ennesima dimostrazione. Se vogliono far fuggire tanti cittadini da Milano questa è purtroppo la strada".

Arch. Cassi Ramelli: una carriera prestigiosa 
In tutta la città le testimonianze del suo lavoro
Nato a Milano nel 1905 e laureatosi in Architettura al Politecnico nel 1927, Antonio Cassi Ramelli si afferma ben presto affiancando all’attività professionale per tutta la vita quella di pubblicista con la pubblicazione di libri e articoli di settore. Membro della commissione edilizia del Comune di Milano fin dagli anni 30, riceve la medaglia d'oro per l'arredamento alla Triennale di Milano del 1936 e l’anno seguente ottiene la cattedra di architettura al Politecnico milanese. Nel 1938, su incarico del Comune, è responsabile della ricostruzione del Teatro Lirico, andato distrutto in un incendio. Dopo la guerra riprende un'intensa attività di progettazione pubblica e privata ispirata a una sorta di "modernità moderata" ricca di contaminazioni e di valori del classicismo. Si dedica anche al design di mobili, all'allestimento di interni, alla pittura, all'attività di critico e studioso entrando anche nel Consiglio degli architetti.
Negli anni della rinascita e del boom economico lavora per l’Alfa Romeo (progettazione del Centro Direzionale di Arese) e progetta, tra le altre cose, Palazzo Perego, sede dell'AEM, i punti vendita dell'Alemagna e alcuni saloni dell'Andrea Doria. Tra gli anni 50 e 60 si occupa della sistemazione di corso Vittorio Emanuele e di piazza Fontana, della fontana di piazza Castello, della ricostruzione della Galleria Vittorio Emanuele. In questo periodo è consigliere della Fabbrica del Duomo, partecipa alla progettazione del Garage delle Nazioni e della nuova sede della Facoltà di Architettura ed è  impegnato nei progetti del cimitero di Bruzzano e della sede milanese delle Assicurazioni Generali, mentre si sviluppano ulteriormente gli incarichi universitari che decide di abbandonare volontariamente nel 1964. Scompare nell’agosto 1980.

Per approfondire leggi QUI l'articolo pubblicato su Quattroruote nel febbraio 2011, già allora si parlava del Garage delle Nazioni.